Mela bacata

Antonio CasolinoApprofondimentiLeave a Comment

Prendetemi per scemo, ma ascolto l’aria e sento che il vento tira contro Apple.  Da circa un anno Steve Jobs ci ha lasciato e con lui una buona fetta di ciò che l’azienda ha costruito di buono (soprattutto per sé) negli ultimi decenni.

Cioè? L’iMac, l’iPhone, l’iPod, l’iPad, ecc.? No, credo nulla di tutto ciò. Ha costruito la Marca. Credo sia un esempio da manuale di branding in tutte le sue declinazioni ed il risultato è la costruzione di un ecosistema simbolico di cui io non ricordo eguali. Per cui non mi fate sentire che l’iPhone 5 è un flop perché è un 4S allungato o che l’iPad mini è la fotocopia rimpicciolita e mal riuscita di iPad. Perché chi compra Apple non cerca un affare per smanettoni, forse neanche si accorge della differenza con il precedente. Piuttosto trova la chiave per accedere ad un mondo nuovo, che ammira e di cui vuole essere parte: il mondo Apple, appunto, fatto di design, di bianco, di minimale, di geniale, di semplice. E Steve Jobs aveva incarnato in pieno questo status symbol; dopo diversi fallimenti aveva capito che l’eccellenza produttiva e tecnologica rimanevano fini a loro stessi se non comunicati al mondo. Ma non solo. È riuscito a tenere viva la percezione di appartenere ad un mondo esclusivo anche se i device Apple non descrivono più, da un pezzo questa qualità, anzi sono più quanto di più commerciale possa esistere.

Ed oggi? Oggi non ci sono più teste geniali quanto quella di Jobs e tempo di bruciare il tesoretto lasciato in testamento, Apple tornerà nei ranghi (lo sta già facendo, basta vedere quanta commercial in tv sta facendo per iPhone 5) e diventerà una marca come le altre. Peccato (soprattutto per sé).